IL GLOBO LETTERARIO
- foscaworld
- 4 mag
- Tempo di lettura: 4 min
IL GLOBO LETTERARIO
Il peso invisibile della conoscenza
A Venezia, il tempo non passa. Sedimenta.
Si deposita nelle pietre consumate dall'acqua, nei riflessi scuri dei canali, nel silenzio particolare delle sale dove l'umanità ha deciso, un giorno, di non dimenticare più nulla. Venezia non è una città. È una memoria che ha preso forma, che ha imparato a galleggiare, e che continua ostinata, bellissima, improbabile a resistere all'oblio e alla marea.
C'è una stanza, al Museo Correr, che custodisce un gesto radicale.
Quello di Francesco Petrarca, che nel XIV secolo offrì la propria biblioteca alla città. Un atto semplice, quasi violento nella sua purezza: sottrarre il sapere al possesso privato per consegnarlo al mondo. Non un lascito. Una dichiarazione. Il primo gesto pubblico di condivisione della conoscenza nella storia dell'Occidente, compiuto da un uomo che aveva capito, prima di quasi tutti gli altri, che le idee non appartengono a chi le ha avute.
In quella stessa stanza, sotto gli sguardi dipinti di filosofi e cartografi che sembrano ancora aspettarsi qualcosa dagli esseri umani che li visitano, riposano i globi di Vincenzo Coronelli. Uno terrestre, uno celeste. Due tentativi monumentali, meravigliosi e un po' commoventi, di contenere l'infinito in una sfera. Di dare un bordo al mondo.
Fosca non ha cercato di aggiungere. Ha sentito il bisogno di rispondere.
Non con un discorso. Non con un concetto. Con il corpo.
Per un mese intero, sull'Isola della Certosa, un lembo di terra sospeso nella laguna, un'isola dentro un'altra isola, dove il rumore dell'acqua diventa l'unica misura del tempo che passa, ha lavorato fino allo sfinimento. Dalle sette del mattino alle tre di notte. Ogni giorno. Nel capannone messo a disposizione dall'amico Alberto Sonino, lontana dal rumore del mondo, sola con i suoi materiali e la sua ostinazione.
Quindicimila lettere tagliate a mano, una per una, dalla carta pergamena, un materiale scelto per la sua natura viva, per quella capacità straordinaria di assorbire la luce come una pelle assorbe il calore, di trattenerla e restituirla trasformata. Diecimila perle di vetro soffiato a Murano, scelte, infilate una per una da Fosca stessa, perché nessun gesto in quest'opera poteva essere delegato, perché ogni perla è una decisione, ogni nodo è una firma. Quasi due chilometri di filo misurato, calibrato, ripetuto con quella pazienza che non ha niente di passivo che è, al contrario, una forma di resistenza attiva contro la velocità del mondo.
Un gesto dopo l'altro. Fino a svuotarsi. Fino a diventare lo strumento dell'opera, invece che il suo autore.
La carta vegetale assorbe la luce come una pelle viva. La trattiene. La restituisce lentamente, quasi con riluttanza. La sfera sembra così brillare dall'interno, ma non c'è alcuna luce artificiale. Solo materia che ricorda. Solo quindicimila frammenti di alfabeto che, messi insieme, tornano a significare qualcosa.
Tre metri per tre. Sospesa a otto metri da terra. Struttura autoportante in alluminio dipinta dello stesso oro delle dorature della sala per appartenere al luogo, per mimetizzarsi nell'architettura secolare senza appropriarsene, con quella discrezione che è la forma più alta di rispetto verso la storia.
E attraverso la sfera vola il leone alato.
Non è un simbolo decorativo. È una traiettoria. Il leone di Venezia, il leone della conoscenza, quello che attraversa i secoli senza mai fermarsi, che entra nelle biblioteche e nei corpi e nelle menti di chi guarda senza sapere ancora cosa sta cercando. Il leone non decora la sfera. La attraversa. Come un pensiero che non si lascia contenere. Come il sapere che Petrarca aveva capito non potersi tenere per sé.
Prima della luce, c'è stato il peso.
Il trasporto su battello, nel freddo della laguna invernale, con le casse e le corde e quell'equilibrio sempre instabile tra l'acqua e la materia. A Venezia anche l'arte deve imparare a galleggiare. Deve accettare il ritmo lento delle maree, la logica capricciosa dei canali, la bellezza e l'impossibilità di una città che non avrebbe dovuto esistere e che invece eccola, ancora lì, ancora meravigliosa, ancora viva.
Quest'opera non sarebbe esistita senza la generosità di persone straordinarie. Mario Di Martino, che ha creato il legame fondamentale tra Fosca e il Museo Correr con quella capacità rara di riconoscere il valore di qualcosa prima ancora che esista. Maurizio Messina, allora direttore del museo, per il coraggio di una visione. Eliane Van Waveren, mecenate. Fabio Carpi per il suo testo. Fulco Pratesi per la sua poesia. Peter Sourisseau per gli accessori di peso e calore. Marina e Diederik. Alberto Sonino che ha offerto l'isola, il capannone, lo spazio necessario perché tutto questo potesse nascere.
Accanto a Fosca c'erano anche Timo e Totti, sempre eleganti nei loro frac naturali in bianco e nero. La loro presenza silenziosa e fedele appartiene all'opera quanto le perle e il filo. Forse più.
Il Globo Letterario non è un oggetto.
È una resistenza.
Alla velocità, alla superficialità, alla perdita di senso che caratterizza il nostro tempo, questo tempo strano e affrettato che ha dimenticato come si sta fermi davanti a qualcosa di bello senza dover subito spiegarlo, catalogarlo, condividerlo.
È il tentativo ostinato di trattenere ciò che sfugge: la memoria, il sapere, la bellezza, quelle cose che esistono davvero solo nel momento in cui passano attraverso un essere umano e lo cambiano, anche di poco, anche impercettibilmente.
Il pubblico della Biennale si fermava.
Non sempre capiva. Non sempre sapeva cosa stava guardando o perché non riusciva ad andarsene. Ma restava. Alzava gli occhi verso quella sfera luminosa e silenziosa, nel cuore della sala dove Petrarca aveva fatto il suo gesto impossibile secoli prima, e restava.
E questo, alla fine, basta.
Anzi, questo è tutto.
Globo Letterario
15.000 lettere in carta pergamena · 10.000 perle di vetro soffiato a Murano · alluminio · 1,6 km di filo · 3×3 m Isola della Certosa Museo Correr, Venezia Biennale Arte 2015 · evento speciale
Con il sostegno di: Mario Di Martino · Alberto Sonino · Maurizio Messina · Eliane Van Waveren · Fabio Carpi · Fulco Pratesi · Peter Sourisseau · MiBact · Marina e Diederik


Commenti